TARSU, scoperta nuova beffa – Lettera aperta alla città!

amiaIn queste ultime settimane l’attività istituzionale e politica dei Consiglieri comunali si è concentrata sul nuovo regolamento della TARSU.

Per comprendere la tematica in discussione e le sue implicazioni è necessario ricordare alcuni momenti istituzionali, amministrativi e giurisdizionali.

a. La vicenda dell’aumento TARSU risale al 2006, quando la Giunta con la deliberazione n. 165 aumenta, a decorrere dall’anno 2006, il tributo di circa il 75%.
b. Lo scorso anno, la maggioranza di allora, tenta di approvare un nuovo Regolamento della TARSU, che avrebbe determinato ulteriori aumenti tariffari, ma il centro sinistra e alcuni consiglieri dell’MPA riescono attraverso la presentazione di circa 2.000 emendamenti e il grande lavoro d’aula a bloccare l’iter relativo alla sua approvazione.
c. Il successo dell’azione si concretizza con la restituzione agli uffici della proposta relativa al regolamento TARSU.
d. Il primo ottobre 2009 il TARS-Sezione Prima con la sentenza n. 1550 accoglie il relativo ricorso e annulla l’aumento deliberato dalla Giunta con la deliberazione n. 165 del 2006 perché non è rispettato il principio della gradualità dell’aumento del tributo e la Giunta non ha dato puntualmente conto delle ragioni e dei rapporti stabiliti tra le tariffe nonché dei “dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento per la copertura minima di copertura del costo: tale disposizione comporta l’obbligo per l’Amministrazione di motivare analiticamente le scelte espresse nelle relative deliberazioni”
e. Il 18.11.2009 la Giunta adotta la deliberazione n. 241 avente il seguente oggetto: “riadozione del provvedimento determinativo delle tariffe TARSU per l’anno 2006, a seguito dell’annullamento della deliberazione giuntale n. 165/2006, disposto dal T::R:S: con sentenza n. 1550.”
f. Il 17.12.2009, il TARS Sezione Prima con sentenza N. 02017/2009 accoglie il relativo ricorso, annulla <siccome illegittimi, il provvedimento di ri-adozione dell’aumento della TARSU 2006, di cui alla delibera di Giunta 241/09, unitamente al relativo “allegato 1”>, condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese di giudizio e dispone la trasmissione della sentenza alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana per le eventuali valutazioni di competenza.
g. Inoltre con la citata sentenza il Tribunale, oltre a confermare l’impianto della precedente sentenza (N. 1550) rileva “Come sostenuto dai ricorrenti, con l’atto impugnato (la deliberazione di giunta n. 241/09) il Comune di Palermo, in violazione del decisum, ha differentemente “cercato di ottenere per via amministrativa ciò che, semmai, avrebbe dovuto far valere innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa”, ed evidenzia che l’aumento delle tariffe è stato disposto in funzione di un incremento del costo del servizio e di uno strutturale decremento del gettito in ordine ai quali tuttavia il Comune, anche in sede di ri-adozione del provvedimento qui impugnato, non riesce ad andare al di là della mera “presa d’atto”, senza indicare debitamente le motivazioni e le <circostanze> in cui detti fattori sono rispettivamente maturati.
h. Il 1° febbraio 2010 la Giunta con la deliberazione n. 14 approva lo schema del regolamento TARSU da sottoporre al Consiglio comunale per la relativa adozione.
i. Il 23 marzo 2010 la Giunta con la deliberazione n. 48 approva le Tariffe TARSU 2010, con questo provvedimento la Giunta conferma per alcune tipologie di utenza l’aumento del 75% e per altre determina ulteriori aumenti, subordinando l’efficacia di tale deliberazione (n. 48/2010) all’approvazione da parte del Consiglio comunale della proposta di deliberazione relativa al regolamento TARSU nei termini deliberati dalla Giunta.
j. In questi mesi la Giunta ha uniformato la sua condotta politica-amministrativa in funzione di una strategia precisa: non riconoscere ai cittadini la restituzione dell’aumento illegittimo del 75% anche per gli anni successi al 2006.

Il gruppo Italia dei Valori a seguito delle sentenze del TARS ha presentato, già nel 2009, tre proposte di deliberazione consiliare (iscritte all’ordine del giorno) al fine di ricondurre la condotta amministrativa del Comune di Palermo al rispetto delle leggi e al rispetto delle sentenze che in quanto tali sono emesse, non dimentichiamolo, nel nome del POPOLO ITALIANO.

Infatti, con le nostre proposte viene, tra l’altro, “riconosciuto” ai cittadini il diritto alla restituzione dell’aumento illegittimo anche per gli anni successivi al 2006.

Con la proposta del nuovo regolamento, il Sindaco, la Giunta e i Consiglieri che lo sostengono in Consiglio comunale, ancora una volta hanno, come abbiamo denunciato immediatamente – cercato di ottenere per via amministrativa ciò che, semmai, avrebbe dovuto far valere innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa”.

Inoltre il Sindaco e la Giunta ancora una volta hanno presentato una proposta che delegittima il ruolo e le funzioni del Consiglio Comunale, proponendo la delega delle funzioni del Consiglio alla Giunta: se approvato come proposto, non sarà più il Consiglio ma la Giunta a decidere sul grado di copertura del costo. (contravvenendo a quanto imposto dalla legge, solo per fare un esempio)

Abbiamo quindi presentato in aula e consegnato ai consiglieri una nota dove evidenziando le criticità del regolamento e la mancata coerenza dello stesso con le sentenze del TARS, ne chiedevamo la restituzione agli uffici. La nostra proposta viene respinta.

Ma il regolamento contiene l’ennesima beffa per i cittadini (soggetti passivi del Tributo): le agevolazioni, le riduzioni e le esenzioni indicate nel regolamento e proposte negli emendamenti presentati sono solo teoriche, virtuali.
Infatti con l’ultimo comma dell’art. 10 del Regolamento proposto da Cammarata e dalla Sua Giunta e sostenuto dal PDL lealista, dall’UDC e da altri consiglieri comunali, si dispone che tali benefici saranno concessi solo se compatibili con gli equilibri di bilancio.

Non c’è certezza del Tributo.

Per essere più chiari: un cittadino che si trovasse a godere di una riduzione/agevolazione/esenzione sulla TARSU solo con l’approvazione del bilancio saprà se usufruirà del beneficio.

Infatti l’agevoalzione potrà non essere erogata per ragioni di bilancio (i famosi equilibri).

A cosa servono allora tutti gli emendamenti presentati per tutelare particolari categorie sociali se poi Cammarata impone che tali agevolazioni non sono a valere sull’entrata TARSU ma a valere sulla copertura di bilancio? (sempre più esiguo e scarno di economie per i diritti al cittadino).

Abbiamo denunciato questa situazione/BEFFA e ieri (13 maggio 2010) in aula ho fatto una comunicazione ufficiale a nome del Gruppo.

La nostra proposta, così come abbiamo comunicato in questi mesi, non è negoziabile: si deve intervenire sul costo del servizio, togliendo tutte quelle voci per legge non imputabili o derivanti dalla cattiva gestione aziendale, applicare la deduzione del 15% per il costo dello spazzamento così come previsto dalla legge e determinare la percentuale di copertura del costo.

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