Palermo, 10 Settembre 2011
Al Presidente della Repubblica
On.le Giorgio Napolitano
Signor Presidente,
una lunga riflessione mi ha spinto a scriverle questa lettera aperta. Una riflessione nata nel cuore di un palermitano che ama la sua città , che non si abitua a vederla umiliata e vilipesa ogni giorno dall’inefficacia e dall’inadeguatezza della classe politica che da 10 anni l’amministra senza amministrarla, la offende e la mortifica in ogni suo spazio, in ogni sua forma, in ogni momento. Ogni momento tranne uno: quello della visita ufficiale del Presidente della Repubblica.
La Palermo che Lei ha attraversato in queste ore, Presidente, non è la stessa in cui viviamo ogni giorno.
Le strade che Lei ha percorso così velocemente non sono così fluide: Palermo non ha un piano urbano del traffico. La mia città è asfissiata da auto in coda, in sosta, in triplice fila, una circolazione veicolare che ci toglie il tempo, la pazienza, l’aria.
I mezzi pubblici che Lei ha visto non sono così veloci come Le sono potuti sembrare a strade sgombre: studenti, lavoratori, pensionati, tutti in paziente o impaziente attesa di un autobus che non arriva mai, di improbabili collegamenti fantasma tra il centro e le periferie.
Le isole pedonali che le hanno riempito gli occhi della bellezza della mia città , signor Presidente, non esistono: centinaia di vigili urbani a presidiare per dare una parvenza di civiltà ad una città che la sua classe dirigente ha reso selvaggia.
Le strade pulite che Lei ha percorso, così pulite negli ultimi 10 anni lo sono state solo nel giorno della visita del Papa: il degrado regna nelle nostre vie e davanti ai nostri palazzi storici. I turisti vengono accolti da un olezzo nauseabondo che ti rimane nel naso, negli occhi, nel cuore.
La sporcizia e la fatiscenza dell’esterno di quei meravigliosi palazzi che ha visto è direttamente proporzionale allo squallore che c’è all’interno.
Signor Presidente, durante la sua visita, come prevede il protocollo, Lei ha stretto mani, mani di uomini che questa terra non la amano e non la rispettano.
Uomini come il nostro Sindaco Diego Cammarata: sempre pronto ad elargire sorrisi nelle cerimonie ufficiali ma assente nella vita politica della città . E l’assenza, in questa terra, lascia spazio alla criminalità . Un Sindaco capace di essere presente a Palazzo delle Aquile, in Consiglio Comunale, solo 4 volte in 10 anni. Un Sindaco la cui presenza accanto a Lei ha fatto rabbrividire ed ha profondamente offeso tutti coloro i quali sanno come stanno veramente le cose.
Nelle stesse ore, mentre Lei visitava la nostra città , tante competenze, tante professionalità erano al check-in dell’Aeroporto Falcone e Borsellino in partenza verso la speranza di un futuro dignitoso.
Giovani derubati della voglia di rimanere nella propria terra, intelligenze per le quali l’unica alternativa è un biglietto di sola andata, costretti a scappare via dalla stessa politica che Le ha stretto la mano.
Territori impoveriti e vessati dalla stessa politica che Le ha stretto la mano.
Tessuti imprenditoriale ed economici braccati dalla stessa politica che Le ha stretto la mano.
Palermo mortificata in ogni sua forma dalla stessa politica che Le ha stretto la mano.
Quelle mani che toccano, sporcano, depredano.
Quelle mani che ogni giorno cerchiamo di fermare e che ci auguriamo Lei voglia fermare insieme a noi. Per restituire dignità a Palermo ed ai Palermitani. Alla Sicilia ed ai Siciliani.
Nella speranza di vederla ripercorrere presto le nostre strade, impegnato a stringere altre mani,
Le porgo i miei più rispettosi saluti
Fabrizio Ferrandelli
Capogruppo Italia dei Valori al Comune di Palermo